MISSING
RICERCHE ARTISTICHE SULL'ASSENZA.

MISSING è un progetto espositivo che riunisce le ricerche di Mara Di Giammatteo, Valentina Crasto, Alma Claudia Cosenza e Sara Giordani.

Al centro, il tema dell'assenza come chiave di lettura del presente: il “mancante” non come sottrazione, ma come spazio di possibilità e apertura verso il futuro.

Attraverso tessuto, filo, fotografia, gesto e parola, le artiste costruiscono un territorio condiviso in cui memoria, corpo e paesaggio si intrecciano. Confini, silenzi e vuoti diventano luoghi di passaggio, ascolto e responsabilità, rivelando nuove forme di relazione tra identità, storia e natura.

MISSING è un'esperienza che invita a sostare nell'assenza come condizione generativa.

Missing Project logo

ConFine–MemoryPaths

Mara Di Giammatteo

In ConFine – Memory paths, Mara Di Giammatteo realizza arazzi come frammenti di dispositivi poetici e urbani, una soglia sospesa tra memoria personale e geografia collettiva. L'installazione è composta da ricami in lana cuciti a mano su tessuti di cotone, rivelando mappe intricate e pulsanti, attraversate da strade fitte e margini che colano come radici o vene, rimandando ad una dimensione più ampia: quella del territorio come corpo vivo e deposito di traiettorie umane. Il filo scuro che disegna la città non è solo segno grafico, ma scrittura tattile che restituisce il tempo della cucitura a mano nel lento stratificarsi delle memorie. Frammenti di conversazioni, appunti domestici e ricordi sfilacciati emergono ai bordi del tessuto, intrecciandosi alla topografia di luoghi reali in cui l'artista ha vissuto e dove smaterializzandosi verso l'esterno suggeriscono che ogni luogo può continuare a vivere nelle parole di chi lo abita. Il confine evocato nel titolo non è mai rigido: è una linea porosa, un margine che oscilla. Le strade della mappa scendono in filamenti irregolari, sciogliendosi verso il basso come se la città, anziché essere un perimetro chiuso, fosse un organismo in continua espansione emotiva. Il confine è quindi un “con-fine”: un luogo dove si sta insieme, dove l'individuale incontra il collettivo, dove la memoria personale si intreccia con la forma del territorio e dove ogni filo è un racconto che continua a sconfinare.

ConFine–MemoryPaths

Mara Di Giammatteo

In ConFine – Memory paths, Mara Di Giammatteo realizza arazzi come frammenti di dispositivi poetici e urbani, una soglia sospesa tra memoria personale e geografia collettiva. L'installazione è composta da ricami in lana cuciti a mano su tessuti di cotone, rivelando mappe intricate e pulsanti, attraversate da strade fitte e margini che colano come radici o vene, rimandando ad una dimensione più ampia: quella del territorio come corpo vivo e deposito di traiettorie umane. Il filo scuro che disegna la città non è solo segno grafico, ma scrittura tattile che restituisce il tempo della cucitura a mano nel lento stratificarsi delle memorie. Frammenti di conversazioni, appunti domestici e ricordi sfilacciati emergono ai bordi del tessuto, intrecciandosi alla topografia di luoghi reali in cui l'artista ha vissuto e dove smaterializzandosi verso l'esterno suggeriscono che ogni luogo può continuare a vivere nelle parole di chi lo abita. Il confine evocato nel titolo non è mai rigido: è una linea porosa, un margine che oscilla. Le strade della mappa scendono in filamenti irregolari, sciogliendosi verso il basso come se la città, anziché essere un perimetro chiuso, fosse un organismo in continua espansione emotiva. Il confine è quindi un “con-fine”: un luogo dove si sta insieme, dove l'individuale incontra il collettivo, dove la memoria personale si intreccia con la forma del territorio e dove ogni filo è un racconto che continua a sconfinare.

Visibili Assenze

Valentina Crasto

L'opera nasce come un'indagine visiva e materica sull'assenza, intesa come ciò che non vediamo più, ciò che è scomparso, ciò che permane soltanto come impronta e traccia. L'installazione artistica si compone di sagome di corpi realizzate con filo di cotone. Le figure emergono dal pavimento come tracce affioranti e presenze interrotte: silhouette fragili che portano con sé la memoria di chi non è più qui. Sono contorni leggeri, membrane di memoria che affiorano dal suolo, come se la terra stessa restituisse ciò che è stato perduto. Il filo – materiale povero, antico, carico di gesti quotidiani – diventa strumento di una scrittura minima, una grafia di assenze che attraversa lo spazio espositivo. Ogni corpo non è rappresentato, ma suggerito: non è forma piena, ma vuoto delineato, tensione tra ciò che rimane e ciò che sfugge. Le sagome si configurano come aperture, fenditure nel reale, da cui trapela una sostanza intangibile e invisibile, attivando una riflessione sul corpo assente, sulla memoria e sulla perdita.

Visibili Assenze

Valentina Crasto

L'opera nasce come un'indagine visiva e materica sull'assenza, intesa come ciò che non vediamo più, ciò che è scomparso, ciò che permane soltanto come impronta e traccia. L'installazione artistica si compone di sagome di corpi realizzate con filo di cotone. Le figure emergono dal pavimento come tracce affioranti e presenze interrotte: silhouette fragili che portano con sé la memoria di chi non è più qui. Sono contorni leggeri, membrane di memoria che affiorano dal suolo, come se la terra stessa restituisse ciò che è stato perduto. Il filo – materiale povero, antico, carico di gesti quotidiani – diventa strumento di una scrittura minima, una grafia di assenze che attraversa lo spazio espositivo. Ogni corpo non è rappresentato, ma suggerito: non è forma piena, ma vuoto delineato, tensione tra ciò che rimane e ciò che sfugge. Le sagome si configurano come aperture, fenditure nel reale, da cui trapela una sostanza intangibile e invisibile, attivando una riflessione sul corpo assente, sulla memoria e sulla perdita.

TIERRAS nasce da una condizione di spaesamento e sospensione. L'artista approda in questi territori naturali attraversata da inquietudine e frenesia, con la percezione di aver smarrito il contatto con sé. In questi spazi rarefatti, il fragore del mare annulla ogni altro suono e dilata una distanza al tempo stesso fisica e interiore. L'urgenza e il disordine si dissolvono davanti a paesaggi indomiti, che aprono uno spazio di respiro e di sosta. Il bianco e nero sottrae centralità al colore, consentendo alle gradazioni di grigio di attraversare lo sguardo come acqua che permea una terra arida. Luce e ombra si confrontano nello spazio, generando profondità e sospensione. Presenze silenziose, le piante e i paesaggi di TIERRAS esercitano un effetto balsamico sull'anima; come divinità primordiali, incarnano valori e virtù: la vegetazione che resiste sostenendosi reciprocamente, i tronchi modellati dal vento in forme scultoree, i fiori che si slanciano verso il cielo in un inno alla vita raccontano empatia, determinazione e coerenza. La loro presenza invita a ritrovare la propria essenza, riconoscendo il posto che occupiamo all'interno dell'unico grande ecosistema a cui apparteniamo: la Natura, custode di quiete, verità e trasformazione.

TIERRAS nasce da una condizione di spaesamento e sospensione. L'artista approda in questi territori naturali attraversata da inquietudine e frenesia, con la percezione di aver smarrito il contatto con sé. In questi spazi rarefatti, il fragore del mare annulla ogni altro suono e dilata una distanza al tempo stesso fisica e interiore. L'urgenza e il disordine si dissolvono davanti a paesaggi indomiti, che aprono uno spazio di respiro e di sosta. Il bianco e nero sottrae centralità al colore, consentendo alle gradazioni di grigio di attraversare lo sguardo come acqua che permea una terra arida. Luce e ombra si confrontano nello spazio, generando profondità e sospensione. Presenze silenziose, le piante e i paesaggi di TIERRAS esercitano un effetto balsamico sull'anima; come divinità primordiali, incarnano valori e virtù: la vegetazione che resiste sostenendosi reciprocamente, i tronchi modellati dal vento in forme scultoree, i fiori che si slanciano verso il cielo in un inno alla vita raccontano empatia, determinazione e coerenza. La loro presenza invita a ritrovare la propria essenza, riconoscendo il posto che occupiamo all'interno dell'unico grande ecosistema a cui apparteniamo: la Natura, custode di quiete, verità e trasformazione.

La pelle ha memoria

Sara Giordani

È un'installazione audio-video che intreccia fotografia, gesto e parola per esplorare la pelle come archivio vivo dell'esperienza. L'opera abita uno spazio di soglia tra dimensione personale e collettiva: attraversa la ferita della perdita per interrogare l'integrità come pratica di resistenza alla dissolvenza dei legami, alla falsificazione della storia, all'assottigliarsi dell'umano. Immagini in bianco e nero di elementi naturali dialogano con le mani di una donna anziana, creando una continuità sensoriale tra corpo e paesaggio nella Val Rosandra, luogo di confine e passaggio sulla rotta balcanica. Pelle e terra diventano superfici di sedimentazione della memoria, dove il vissuto intimo si fa eco di storie collettive di vulnerabilità, cura e resistenza. Al centro, un gesto femminile minimo e ciclico, insieme invocazione e congedo, evoca unione, perdita e trasformazione. La voce assume la forma di una descrizione etica e politica: non nomina soltanto il dolore, ma chiede spazio alla verità, opponendosi a distorsione e indifferenza. Quando le immagini scompaiono e resta la voce, lo spettatore è invitato a sostare nel vuoto, dove la fragilità diventa presenza lucida e responsabilità verso ciò che ha inciso il corpo e la storia. L'opera afferma l'integrità come spazio di resistenza poetica: un modo di restare umani dentro le fratture.

La pelle ha memoria

Sara Giordani

È un'installazione audio-video che intreccia fotografia, gesto e parola per esplorare la pelle come archivio vivo dell'esperienza. L'opera abita uno spazio di soglia tra dimensione personale e collettiva: attraversa la ferita della perdita per interrogare l'integrità come pratica di resistenza alla dissolvenza dei legami, alla falsificazione della storia, all'assottigliarsi dell'umano. Immagini in bianco e nero di elementi naturali dialogano con le mani di una donna anziana, creando una continuità sensoriale tra corpo e paesaggio nella Val Rosandra, luogo di confine e passaggio sulla rotta balcanica. Pelle e terra diventano superfici di sedimentazione della memoria, dove il vissuto intimo si fa eco di storie collettive di vulnerabilità, cura e resistenza. Al centro, un gesto femminile minimo e ciclico, insieme invocazione e congedo, evoca unione, perdita e trasformazione. La voce assume la forma di una descrizione etica e politica: non nomina soltanto il dolore, ma chiede spazio alla verità, opponendosi a distorsione e indifferenza. Quando le immagini scompaiono e resta la voce, lo spettatore è invitato a sostare nel vuoto, dove la fragilità diventa presenza lucida e responsabilità verso ciò che ha inciso il corpo e la storia. L'opera afferma l'integrità come spazio di resistenza poetica: un modo di restare umani dentro le fratture.

MISSING
è una mostra collettiva
presentata in occasione di ART CITY Bologna 2026.
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